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Circolare Nazionale Rete Radiè Resch

Giugno 2015

Al coordinamento di Varazze ci eravamo presi l’impegno di scrivere noi, come segreteria, questa circolare di giugno per mantenere una continuità con il lavoro e le analisi sviluppate nei seminari. Ma il percorso di sistemazione e sintesi delle diverse idee e proposte emerse ha preso un cammino diverso da quello previsto che richiede un tempo più lungo e ci porterà al coordinamento di settembre (Quarrata 19 e 20 settembre). Inoltre la migrazione dei profughi e gli sbarchi sulle nostre coste hanno raggiunto dimensioni tali che non possiamo non affrontare questo problema. I fatti hanno dimostrato che la sensibilità e la presa di coscienza, che era emersa già da qualche tempo nella Rete, sullo spostamento dei confini del sud del mondo anche a casa nostra, è diventata una tragica realtà. Lo spirito di solidarietà che ha da sempre motivato il nostro agire non può restare indifferente di fronte alla violazione dei diritti che queste sorelle e fratelli subiscono arrivando da noi, mentre si dimentica che si chiudono le frontiere, ma si continua a sfruttare l’Africa, a depredarla delle sue immense risorse, per assicurare il nostro benessere, producendo la povertà, l’instabilità, le guerre che creano i profughi. L’una per tutte: l’uranio che parte dal Niger alimenta un terzo dell’energia elettrica prodotta in Francia, mentre il 93% degli abitanti di questo Paese (il più povero del mondo …) non ha accesso all’energia elettrica…. Ma chi trasforma i migranti in nemici non si rende anche conto o finge di ignorare che la finanziarizzazione dell’economia mette sotto attacco anche i “nostri” diritti. Amoroso, economista ben noto alla Rete, parla di capitalismo dell’apartheid nel senso che tranne per esigue minoranze, non c’è più nessun interesse da parte della finanza ad occuparsi dei bisogni e del benessere di strati sempre più ampi della popolazione. In questo senso è veramente assurdo o strumentale pretendere di distinguere tra migranti “economici” e rifugiati o richiedenti asilo per motivi umanitari. Quando trionfava ancora il capitalismo della produzione veniva tutelata la capacità di reddito delle classi medie e in una certa misura anche delle classi popolari, perché c’era l’interesse che si consumasse tutto ciò che veniva prodotto. Oggi non è più così. Aumenta lo sfruttamento e l’impoverimento di fette sempre più grandi della popolazione anche nelle nostre società (vedi la vicenda della Grecia), perché lo scopo del mercato è quello di investire in operazioni finanziarie una quantità sempre maggiore di denaro invece di investire in un’economia a servizio del benessere della gente. Sarà interessante, a questo proposito, leggere anche quanto ha scritto papa Francesco nell’enciclica “Laudato si’”. Siamo partiti dai migranti, ma siamo arrivati comunque al nocciolo della questione e cioè al fatto che occuparci di economia e di politica rimane parte integrante del nostro fare solidarietà, se vogliamo riprendere quel cammino profetico che ha caratterizzato la Rete per tanti anni. Gli scogli di Ventimiglia (sappiamo che molti di voi ci sono già stati ed altri ci andranno), che raccolgono le sofferenze e i sogni di tante persone, semplicemente in cerca di una vita più umana, ci costringono a scegliere inequivocabilmente da che parte stare. Perché al di là di tutte le nostre sacrosante analisi e discussioni sulla solidarietà è il volto dell’altro, il suo volto concreto e sofferente che ci motiva e ci spinge ad agire. Come ha detto domenica scorsa, nella sua omelia a s. Nicolò all’arena di Verona, p. Tillo Sanchez, amico e collaboratore di Romero, dobbiamo rimanere o tornare ad essere Resistenti in Resistenza.

Un abbraccio a tutte e tutti, buona estate e programmatevi per il coordinamento di settembre!

Maria, Maria Rita, Gigi

Circolare Nazionale Rete Radiè Resch

Maggio 2015

A cura della rete di Pescara

Con la diminuzione di vari nostri aderenti e con le dimissioni di Silvestro da Tesoriere Nazionale, appare abbastanza presuntuoso ritenere che la Rete di Pescara possa scrivere la circolare del mese…: non basta un contributo finanziario sempre meno consistente e partecipato per “sentirsi Rete”! Soprattutto in questo momento storico di grave crisi globale economica, sociale e politica, le diseguaglianze tra le persone, i gruppi sociali, i popoli, i Paesi di tutto il mondo si sono accentuate in modo gravemente pericoloso. Si verificano due fenomeni apparentemente diversi ma, al contrario, omologhi per fisiologia ed effetti relazionali. L’autismo è considerata una patologia che si manifesta nei primi anni di vita. Da qualche decennio esso è diventato un’antropologia, un modo di pensare e di agire delle persone, incapaci di comunicare tra di loro, anche in gruppi di amici. Ognuno vuole parlare ma non ascoltare, vuole parlare a qualcuno ma non con qualcuno. Lo stesso fenomeno si verifica a livello di popoli e di Stati, ciascuno chiuso a difesa dei propri interessi, preoccupato di conservare – per quanto possibile – i propri strumenti di sopravvivenza economica, sociale e politica. Se questa breve riflessione è corretta, forse possiamo capire le cause di guerre anche in atto, dei conflitti interni a Paesi liberatisi da dittature e regimi antidemocratici e illiberali, del rifiuto razzista dell’accoglienza di milioni di donne e uomini alla ricerca di sicurezza e serenità.

Forse a livello microstorico questo quadro è meno drammatico: la solidarietà è presente in tantissimi gruppi soprattutto di giovani che si dedicano in modo entusiastico e consapevole ad alleviare le sofferenze di persone in difficoltà. La Rete è ancora una piccola goccia che scava nella roccia! Noi amici della Rete di Pescara conosciamo ed ammiriamo progetti di solidarietà ed iniziative di sensibilizzazione culturale e politica di tanti aderenti in molte parti d’Italia. Ora siamo “orfani” di progetti specifici ma siamo stati referenti appassionati di operazioni a Betlemme, a Bagdad, nonché dello splendido rapporto col nostro ora Venerabile Luigi Rocchi, scomodo “consigliere spirituale”. Questo impegno limitato di stilare queste brevi riflessioni, possa essere una speranza di ridare un senso concreto al nostro stare nella Rete. In questo modo, potremo amorevolmente ricordare i nostri indimenticabili Guerino D’Amico (credeva profondamente nella Rete come straordinaria esperienza di solidarietà) e Padre Francesco Carapellucci (ci ha insegnato a parlare di “restituzione” ed ha spalancato tutto il suo cuore anche all’India, coinvolgendo tantissimi giovani).

Renato Guarino

Circolare Nazionale Rete Radiè Resch

Aprile 2015

A cura di Gigi Giorgio (per la commissione finanza)

Carissime, carissimi, con questa circolare la commissione finanza termina il suo contributo in vista dei seminari ormai prossimi. Nella circolare di marzo Ercole ha evidenziato i motivi per cui si è scelto di affrontare il tema della finanza speculativa e ne ha tratteggiato in breve le sue peculiarità. Io mi soffermerò invece sulle possibili modalità di svolgimento del seminario. Diciamo subito che approfondire questo tema in una giornata è già di per sé una sfida, vista la vastità dell’argomento e di tutte le possibili sfaccettature pratiche che ne derivano. Mi pare che si possano distinguere tre “momenti” possibili: l’approfondimento del tema, l’impatto sulle scelte personali, l’analisi delle possibili iniziative per cambiare le cose.

L’approfondimento del tema.

È probabilmente l’aspetto cui molti sono maggiormente interessati, ma francamente credo sia il momento da contenere al massimo come tempi; il rischio è quello di “usare” i relatori per farsi raccontare come stanno le cose, togliendo spazio agli altri due momenti dove la loro conoscenza ed esperienza sarebbe molto meglio impiegata. È indispensabile aver letto prima del seminario il materiale messo a disposizione sul sito, in particolare i rapporti finanziari Nord/Sud e la speculazione sul cibo; entrambi riguardano i nostri rapporti col Sud del mondo. Le reti locali potrebbero dedicare una riunione prima del seminario stesso a rivederne i contenuti e chiarire eventuali dubbi al loro interno.

Suggerisco alcuni testi di approfondimento per chi avesse voglia e tempo, che ho personalmente letto:

– A cura di Altreconomia i libretti: “Come depredare il sud del mondo” e “Lo speculatore inconsapevole”.

– Di Andrea Baranes l’edizione 2014 di “Finanza per indignati”.

– Di Luciano Gallino il libro “Il colpo di stato di banche e governi”.

Guardate se all’interno della Rete locale qualcuno ha già approfondito alcuni aspetti della finanza e prima del seminario parlatene con lui.

Per chi non ama leggere ecco i links ad alcuni video:

  1. Andrea Baranes – 16 min.: http://tedxtalks.ted.com/video/Come-la-finanza-ha-preso-il-sop
  2. Marco Bersani – 28 min. https://www.youtube.com/watch?v=uwuDE0PCSDM
  3. Gianni Tognoni – 16 min. https://www.youtube.com/watch?v=lCRNwkn0uwU

Le scelte personali.

Su questi temi non ci si può indignare senza fare poi delle scelte finanziarie coerenti a livello personale. Sappiamo che è difficile fare delle scelte controcorrente da soli; credo che l’appartenenza alla Rete possa essere il volano di una maggiore consapevolezza basata anche sull’esperienza di ciascuno.

Le domande da porsi sono scontate, eccone alcune tra le tante:

  1. Chi e cosa finanzio con i miei risparmi?
  2. Sono disposto ad accettare un tasso di interesse poco remunerativo?
  3. Quali informazioni ho sulle realtà cooperative che offrono forme di risparmio per autofinanziamento?
  4. Quale parte delle mie entrate viene usata per la restituzione?

Anche qui prima del seminario ogni rete locale può iniziare a confrontarsi. I relatori potranno sicuramente fornire degli spunti di riflessione e offrire alcune alternative concrete.

Le iniziative per cambiare le cose.

Questa è la parte più difficile da affrontare, su cui i relatori possono dare il contributo maggiore. È importante lasciare loro lo spazio più ampio possibile. Credo sia essenziale capire quali associazioni stanno già operando concretamente, quali sono quelle con cui collaborare, quali sono i punti su cui si può intervenire e quali sono le priorità.

Chiudo ribadendo i due aspetti fondamentali per la buona riuscita del seminario:

  1. Che le singole Reti locali si preparino bene prima.
  2. Che le singole Reti locali dedichino del tempo a rivedere questi temi dopo il seminario.

In particolare sarà importante riflettere su qual è l’impatto della finanza speculativa sulle persone con cui siamo in relazione nei nostri progetti, stabilire una reciprocità di riflessione, definire altre forme di collaborazione.

È un cammino che richiede tempo e passione, come tutte le cose importanti cui la Rete si dedica.

Un caro saluto e buon seminario a tutti!

Gigi Giorgio

(per la commissione finanza)

Circolare Nazionale Rete Radiè Resch

Marzo 2015

A cura di Ercole Ongaro (per la commissione finanza)

Cari amici e amiche ci avviamo a tenere i nostri seminari interregionali finalizzandoli a un approfondimento del ruolo della finanza speculativa nella vita delle persone e dei popoli: “Finanza speculativa contro democrazia”. Ci siamo orientati in questa direzione perché fa parte della nostra storia di Rete non limitarci a cercare rimedio ai mali sociali, ma individuarne le cause e incidere su di esse: non soltanto, ci ammoniva Paul Gauthier, “aiutare i poveri a combattere la loro povertà, ma anche individuare e combattere le cause della povertà”. L’impegno di incidere sulle cause dell’ingiustizia comporta anche essere vigili perché le nostre scelte quotidiane siano coerenti con quell’impegno. Ora la riflessione di diverse reti locali ha fatto prendere coscienza che le trasformazioni avvenute negli ultimi decenni hanno portato la finanza a svolgere un ruolo sempre più determinante nelle dinamiche economiche e sociali. La crisi in cui sono precipitati i Paesi occidentali dal settembre 2008, che ha distrutto circa 60 milioni di posti di lavoro nel mondo, impoverito centinaia di milioni di cittadini del ceto medio, reso ancora più poveri e senza speranza i già poveri, affonda le radici nelle trasformazioni relative alla finanza: nel processo di finanziarizzazione dell’economia. La finanziarizzazione dell’economia è un processo che ha cominciato ad affermarsi negli anni ’80 con le politiche dei governi di Margaret Tatcher e di Ronald Reagan, ispirate alle teorie neoliberiste di Milton Friedman, secondo le quali la molla di ogni attività economica è l’interesse egoistico degli individui e il mercato è in grado di autoregolarsi. Queste stesse teorie hanno ispirato a livello internazionale, a metà anni ’90, la formazione della WTO, l’Organizzazione mondiale del commercio, che ha preteso di scrivere “la Costituzione dell’economia globale” all’insegna del liberismo più sfrenato. Nel dicembre 1997 si è così varata, con un accordo a Ginevra in sede WTO, la liberalizzazione delle banche, delle assicurazioni e delle società di intermediazione dei capitali. Da quel momento la massa finanziaria, svincolata da ogni regola e da ogni rapporto con l’economia reale di produzione di beni e di servizi, ha raggiunto cifre incalcolabili: il valore annuale di tutto il commercio di beni e servizi equivale al valore di pochi giorni di transazioni finanziarie globali. Le transazioni finanziarie sono attuate in gran parte da operatori che puntano a rapidi profitti attraverso contratti e opzioni di acquisto di materie prime, di prodotti alimentari e energetici, di azioni, di valute, e soprattutto attraverso operazioni puramente speculative veicolate da strumenti finanziari sofisticati, sui quali il sistema finanziario lucra consistenti commissioni. Uno dei perni nevralgici di questo processo sono diventate, oltre alle Borse, le maggiori banche, che in Italia nei primi anni ’90 hanno vissuto una trasformazione giuridico-istituzionale, che le ha configurate come società per azioni proiettate innanzitutto alla ricerca del proprio profitto e dell’incremento di valore per gli azionisti. Un noto e stimato esponente del mondo bancario, Giovanni Bazoli, intervenendo nel luglio 2008 a una tavola rotonda su “Banche e interesse nazionale”, dopo aver premesso che l’attività creditizia riguarda anche interessi di carattere generale, la cui tutela deve conciliarsi con l’obiettivo del profitto e dell’incremento di valore per gli azionisti, denunciò che anche in Italia molte banche si erano allontanate sempre più dall’attività tradizionale di erogazione del credito all’economia reale: pressate dalla ricerca esasperata di profitti a breve termine, avevano “sviluppato in misura abnorme operazioni finanziarie non più legate a rapporti diretti con la clientela”, privilegiando una logica “improntata alla sola massimizzazione dell’efficienza e del profitto” (“Il Sole-24Ore”, 14 agosto 2008, p. 3). Nel quadro di questa distorsione dell’attività creditizia diventa molto difficile per il sistema bancario adempiere alle funzioni che la nostra Costituzione (art. 47) gli assegna: tutelare il risparmio, facilitare l’accesso al credito da parte dei cittadini e delle imprese, servire lo sviluppo economico dei territori in cui le banche operano. Molte banche hanno così dato sempre minore importanza all’attività tradizionale di servizio all’economia reale e si sono lanciate nella finanza, sviluppando, con i soldi dei risparmiatori, attività di speculazione in Borsa. Inoltre le banche hanno pilotato i clienti orientandoli a investire i propri risparmi non più in titoli di stato (il nostro debito pubblico) o in buoni postali della Cassa depositi e prestiti (a servizio dei nostri enti pubblici), ma verso nuovi prodotti finanziari con più alto interesse, anche se più rischiosi, perché loro incassavano commissioni più elevate. La finanziarizzazione dell’economia è stata possibile grazie alla deregolamentazione selvaggia del sistema finanziario. Questa deregolamentazione è stata messa in atto dalla politica, che ha fatto scelte ispirate dalle lobby finanziarie, abdicando al proprio compito di governare l’economia per impedire che si instauri la legge del più forte e per fare scelte per il bene della comunità. Dopo quasi sette anni di crisi causata anzitutto dallo smantellamento delle regole, i governi non hanno ancora deciso con quali norme regolare la finanza. Se la finanziarizzazione dell’economia è frutto della deregolamentazione, il porre delle regole è il primo passo per riportare la finanza a servizio dell’economia reale e impedirle di essere predatrice e criminale, speculando sul cibo, sull’acqua e sulla terra, finanziando le armi e la criminalità, trincerandosi nei paradisi fiscali, portando l’assalto ai debiti sovrani. Invertire la rotta è oggi una scelta imprescindibile. Ma invertire la rotta significa scegliere un’economia che, combattendo la finanza predatrice e criminale, assicuri il necessario a tutti i viventi, metta fine al saccheggio del Sud, non dilapidi risorse in armamenti e in guerre, renda il mercato uno spazio di inclusione non di esclusione, faccia della finanza un mezzo non un fine. Un’economia per gli esseri viventi e per la terra. Capire come è cambiata la finanza può darci più consapevolezza per orientare le nostre scelte quotidiane e per aiutare le comunità del Sud nella loro lotta per la sopravvivenza.

Un abbraccio e un augurio per la Pasqua,

Ercole Ongaro (per la commissione finanza)

Circolare Nazionale Rete Radiè Resch

Gennaio 2015

A cura della rete di Celle – Varazze

CRONACHE RIFLESSE DALLA CROCE DEL SUD

L’infinito del paesaggio reso deserto dalla totale assenza dell’uomo-

I suoi occhi bevono ghiaccio, vento, erba, animali e cielo, dove a farla da padrona è la Croce del Sud.

Chilometri e chilometri in linea retta, sempre nella medesima direzione, quella che ci porterà alla relazione.

Arrivo a Rio Mayo.

Si incomincia a conoscere le prime persone del luogo.

Soprattutto adulti e anziani.

Trascorriamo tempo con loro, cantando, danzando, mangiando e celebrando insieme la Messa di Natale.

Nulla succede.

Forse non è abbastanza ed io pazientemente aspetto.

Tappa a Pillan Mawiza, Leleque terra ancestrale recuperata dai Mapuche ai Benetton. Condividiamo il pranzo in una semplice casa di campagna. Lei gioca a pallone con i ragazzi del posto.

Più tardi, sul pullman, mi sento dire:” E’ stato bellissimo giocare con persone della mia età ma dell’altra parte del mondo. Mi sono divertita.”

Non è ancora abbastanza e io aspetto.

Frontiera con il Cile. Ad attenderci ci sono Josè e Margot con i loro figli e le loro comunità. Una tre giorni di rituali, di sapori, di cultura mapuche. Lei gioca con Relmu, Arcobaleno dell’Aurora, dorme con noi in una cameretta, a due letti e un piccolo pensile, che normalmente ospita i figli dei nostri amici che ci accolgono.

Arriva il momento del commiato: emozioni che scuotono tutto il gruppo dei viaggiatori. Qualche lacrima.

Ma non è ancora abbastanza. Io aspetto di nuovo.

Rientriamo in Argentina. A Loncoupè ci attende Viviana, la referente locale della Mesa Campesinia.

Con lei Susanna e suo figlio di sei anni.

Volto e mani segnati dalla durezza del lavoro dei campi, dalla lotta per aggrapparsi al diritto di un pezzo di terra necessario per garantire la sopravvivenza a sé stessa e a suo figlio.

Lontana da lei, riesco, comunque a cogliere la sua espressione.

Gli occhi di una adolescente di dodici anni incrociano le due perle nere del bambino. Qualcosa si rompe.

Quel sorriso disegnato sul volto si adombra.

Gli occhi si fanno lucidi e gonfi di lacrime,

Sperduta mi cerca e correndomi incontro mi dice:

“Dobbiamo fare qualcosa”.

L’ attesa ha portato finalmente i suoi frutti.

La relazione ha fatto breccia e colpito la sensibilità di questa ragazzina imprimendo in maniera indelebile il suo essere in divenire. Una possibilità di capire cosa significhi lottare per bisogni e diritti scontati alle nostre latitudini.

L’abbraccio stretta e le sussurro: “Benvenuta nel sud del mondo! “

Immediatamente mi affiorano alla mente le parole di Ettore e Clotilde: “E’ importante che i nostri ragazzi vivano almeno un’esperienza diretta con gli impoveriti, imprescindibile per avere una visione completa di un mondo che riserva all’80% delle persone quelle condizioni di vita.”

A questo proposito voglio ringraziare Fernanda, Simona e Marco e la Rete tutta per aver dato la possibilità ai nostri giovani, facendo gruppo, di vivere una tale esperienza, in maniera giocosa e leggera consona alla loro età.

Simona

Circolare Nazionale Rete Radiè Resch

Dicembre 2014

A cura della rete di Polignano

E SE CI DONASSIMO LO SPIRITO? IL PRESENTE DELLE RELAZIONI!

Carissimo, carissima… il fremito, ancora sussulta dentro, e mi spinge a continuare la riflessione sullo spirito che tanto mi vibra nel profondo. È lui, l’alito che ci fa sentire vivi e partecipi al mondo che mi attrae e mi stimola a cercarlo. E, dove trovarlo se non nel respiro di tutti, e di tutto ciò che ci circonda! C’è un soffio in ciascun essere vivente, insieme ad una forza propulsiva a trasmettere e comunicare vita in pienezza e in abbondanza. Quel corpo – materia che ci è stato donato, si porta nel suo DNA le caratteristiche specifiche di ciascun individuo, riassunte e rielaborate in sé di generazione in generazione. Quel corpo – materia è acceso dallo spirito -creatore capace di dare il giusto movimento alla vita che cerca la sua piena realizzazione. Umilmente cerchiamo quello spirito che unisce tutti a ciascuno e ciascuno a tutti; mettiamoci in silenzioso ascolto delle parole essenziali che danno azione e forza alla linfa delle relazioni. E, se tante possono essere le possibili ragioni dell’essere, insieme ai tanti possibili perdoni, altrettanto molteplici sono le possibili vie dello Spirito che Ama e Unisce. Pensiamo ai grandi conflitti e alla continua ricerca di Pace che abbraccia tutti; pensiamo, soprattutto, ai popoli annientati dalle guerre. Per un momento, immaginiamo di metterci di fronte alle ostilità presenti oggi, così come sono, e ripetiamo quello che Gesù ha detto: “Siate misericordiosi come mio Padre in cielo. Fa brillare il sole sui buoni e sui cattivi e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti”. Sono parole, queste, da cui traspare un Amore per tutti che nasconde un segreto: c’è uno spirito comune che ci affratella e ci unisce e di certo non mente. Non dimentico che fra qualche giorno è Natale: “Un virgulto nascerà…”, e se lo sappiamo accogliere l’effetto sullo spirito sarà un presente con nuova forza e nuovo vigore. Prepariamoci a partire! Lo spirito attende di essere riconosciuto per donare il suo sguardo benevolo e risanatore sul nostro mal vivere. Lo spirito soffia “Facciamone dono reciproco… respiro di vita”. È come un fiore che sboccia in tutto il suo splendore di forme e colori: cogliere la sua inedita bellezza è estasi di un attimo che passa e non torna. Cogliere il momento e dare azione al presente, ci libera dalla paura che abbruttisce e nasconde il nostro sguardo e quello dell’altro. Il Presente aspetta noi e il nostro spirito per compiersi pienamente in verità e misericordia. Muoviamoci! Come i pastori, andiamo a cercare la grotta che custodisce un padre, una madre e un bambino. Il bambino è già nato e ancora nasce e aspetta l’incontro! È lì che l’essenziale diventa visibile: accogliere l’escluso. Il diverso, l’emarginato è spazio sacro: in lui abita il respiro di Dio. “…allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente”. Questa è l’unica certezza: Tutti siamo Figli di un unico Padre. La Verità è scritta e nessun’altra legge la cancella perché ogni soffio di vita la riscrive ancora e per sempre. Liberiamoci dalla sete di possesso e di potere! Liberiamoci dalla paura dell’altro e apriamo il cuore e l’anima all’accoglienza rispettosa del prossimo che aspetta di essere amato. E, non sarà un miracolo se, allora, un manto di luce ci coprirà “Ascoltiamo” Un angelo già canta: “Gloria a Dio …. e Pace agli uomini !”.

Auguri di vero Natale a tutti!

Angela

Circolare Nazionale Rete Radiè Resch

Novembre 2014

A cura della rete di Polignano

E SE CI CONTEMPLASSIMO LO SPIRITO…

UN ALTRO SGUARDO È POSSIBILE?

Carissimo, Carissima… perché scrivere una lettera mensile, se non per comunicare il fremito del profondo e farne condivisione e dono…? Confesso di essere stata presa dal pensiero della teologa Antonietta Potente all’ultimo convegno della Rete, e dal mio ultimo incontro avuto con lei a settembre in occasione dell’apertura dell’anno Pastorale nella mia Parrocchia. É inedito e affascinante il titolo della sua relazione: “E se ci scambiassimo lo Spirito? Il futuro delle relazioni.” Mi sembra che si parli di quello Spirito che appartiene a tutti e a tutte, quel filo rosso che svela il divino che è in noi, e dà la possibilità di riconoscerci veri fratelli. Intimo scambio di energia dove si nasconde il genoma che in sé contiene la salvezza di tutti gli uomini. Scoprire e riconoscere il comune progetto umano ci libera dalla paura e ci dà la spinta ad alzare gli occhi per guardare l’altro e trovare in lui qualcosa di noi stessi. In “Spirito e Verità” nello sguardo dell’altro possiamo riconoscere e contemplare le nostre origini e dare un senso reale al nostro essere nel concreto vivere di ogni giorno. Guardarsi negli occhi e piano piano sciogliere quei conflitti antichi che ci rendono nemici e ostili è un cammino necessario per liberare i nodi che, di generazione In generazione, soffocano gli aneliti del divino. Sbrogliare le rigidità, le paure, le resistenze, i pregiudizi, che ci allontanano gli uni dagli altri è il segreto che darà coraggio al nostro sguardo che, con emozione sincera, contemplerà se stesso nel volto altrui. Tutto ciò passa, inevitabilmente, attraverso il corpo, specchio della nostra anima. Dal corpo traspare tutto il nostro essere: il detto e il non detto, perché, le gioie e le fatiche, la bellezza e le ferite finanche, i vissuti di chi ci ha preceduto sono impresse nel umano tessuto. E come la natura aspetta di essere liberata, anche il nostro corpo attende una parola, un gesto, uno sguardo che ci riconcilia con l’inespresso che si nasconde in noi. L’altro è la nostra verità! Esercitiamo, allora, le nostre capacità a guardarci amorevolmente, senza barriere e difese, per liberare il sogno profondo di ogni notte:” Ricostruire il Paradiso perduto delle relazioni”. È proprio nel riconoscere l’altro che si scalpella il nostro essere sotto la guida dello spirito che rende nuove tutte le cose. Tale novità di incontro sprigiona energia, eco rispettosa, che rompe le corazze e cura le ferite che gli eventi e il tempo scalfiscono dentro. Mettersi in gioco con l’altro per scoprirsi fratelli, figli di uno stesso Padre Creatore, è un’occasione per comprendere le tante possibili ragioni segrete dell’essere, insieme ai tanti possibili perdoni.

Angela

Circolare Nazionale Rete Radiè Resch

Ottobre 2014

A cura della rete di Quiliano

La parola a due persone che hanno lasciato volontariamente il loro paese per andare ad incontrare altre persone ad a cercare insieme di diventare migliori.

“Io sono veramente grato per le persone che ho incontrato nella mia vita. Sono le persone che ho incontrato che mi hanno fatto la persona che sono. La mia ricchezza è la ricchezza umana di tanti uomini e donne che mi hanno toccato, soprattutto poveri.

Questo “toccarsi” sulla strada … uno più misterioso dell’altro. Questo essere “toccato” dai poveri, dagli ultimi, dai malati di AIDS.

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La vita è stata un camminare, e camminando “lasciarsi toccare” dai fratelli pellegrini, vicini o lontani non ha importanza. L’importante è questo sentirsi abitati, amati …e amare, abitare altri … E’ ciò che poi rimane.” Alex Zanotelli da: “Korogocho” -alla scuola dei poveri-

“Mi penso a camminare per mano nei viottoli che hanno in Brasile il nome di favelas,e ritorna alla mente un pensiero che finora stenta ad essere accolto perchè, nella nostra cultura occidental-cristiana prima si pensa e poi si fa e spesso si pensa credendo di fare solo pensando. Non si crede da noi quanto la realtà modifichi il nostro pensiero “Arturo Paoli postfazione a “Korogocho”

Ottobre tradizionalmente mese “missionario”, ottobre che si apre con il primo coordinamento della Rete dedicato ai “migranti”, l’idea che unisce le due parole è quella di movimento da un luogo verso un altro.

Perchè le persone si spostano?

Per non venire uccise si rifugiano, per cercare una vita migliore migrano, per cercare di diventare migliori migrano.

La segreteria per l’ordine del giorno ha scelto la parola“migranti”, la Rete è nata da una “migrazione”: quella di Paul Gauthier.

Per dirla con Alex è andato a “lasciarsi toccare” e per dirla con Arturo ha visto “quanto la realtà modifichi il nostro pensiero”.

Questo ci portano in dono le migliaia di persone che cercano di arrivare tra noi, sia che si rifugino sia che si spostino per andare a stare-essere meglio, quello che offrono è REALTA’, quello che chiedono è TOCCO.

Non è possibile che dalla loro REALTA’ non si modifichi il nostro pensiero economico, finanziario, politico, non è possibile che dal “LASCIARSI TOCCARE” da loro non si sprigioni un’onda di tenerezza irresistibile.

Dovremmo provare a partire per un viaggio che ogni giorno ricominicia, muoversi stando fermi ad accoglierli,progettare con la testa vuota semplicemente ascoltando i loro progetti, dare un senso diverso ai nostri soldi guardando quanto valgono nella loro moneta e RESISTERE alle bugie della politica europea e nazionale.

Noi come Rete e come società civile tutta possiamo promuovere un percorso di approfondimento giuridico:

– cosa vuol dire che due nazioni hanno rapporti di reciprocità diplomatica?

– che diritto effettivo hanno le ambasciate di negare i visiti o imporre condizioni impossibili per averli?

-non c’è davvero nessuno imputabile di omissione per questa strage quotidiana di morti annegati?

Sono domande che mi abitano dai tempi in cui abbiamo iniziato a lottare per invitare Centrafricani in Italia toccando con mano quanto il “muoversi” legalmente non potesse essere di tutti ed intravedendo che le strade sarebbero state cercate e trovate dai popoli a costo della morte o per sfuggirne ma comunque cercate.

Sono domande a cui nemmeno l’onorevole Touadì, Congolese, provò a rispondere quando lo interpellammo.

Eccoci al dunque.

La procura di Roma indaga sulle connessioni tra scafisti e trafficanti di organi, ognuno paga il “migrare” con quello che ha.

Molti iscritti a questa lista conoscono il giovane Adama, il regalo ricevuto dalla nostra famiglia arrivato via Costa d’Avorio-deserto in camion-Libia-mare in barcone-Lampedusa.

Lasciamo a lui le conclusioni.

“gli americani quando tolgono un capo devono pensare che capo mettere dopo, hanno tolto Saddam, Kadaffi,Bin Laden e hai visto dopo? Solo un gran casino.

Bisogna capire bene bene dove vanno i soldi di quel capoche togli, dove va la sua famiglia.

Con i soldi di Saddam i suoi si sono preparati, hanno pensato e ora sono tornati, guarda cosa fanno, riprendono tutto.

Non c’è questione tra bianchi e neri la questione è tra ricchi e poveri, quando un nero diventa ricco va con i neri ricchi oppure con i bianchi se ne frega dei neri poveri fa il bastardo.

O vieni qui perché da te c’è la guerra o vieni a lavorare.

Se vieni a lavorare devi contare bene i soldi e devi sapere se vuoi vivere qui o tornare a casa dopo un po’. Io sono scappato, qui è bello ma io voglio tornare a casa.

Ci andiamo tutti in Costa d’Avorio!”

Questa la sua REALTA’.

“PAPA’ ho “prezzo” la patente!“

SMS inviato a Franco: questo il suo TOCCO.

per la Rete di Quiliano

Caterina

Circolare Nazionale Rete Radiè Resch

Settembre 2014

A cura della rete di Quiliano

CIRCOLARE DI SETTEMBRE SCRITTA DA NUOVISSIMA ADERENTE ALLA RETE.

Intanto giungano i miei più sentiti ringraziamenti a tutti coloro che hanno partecipato al coordinamento di Quarrata, è stata per me un’esperienza entusiasmante nella quale ho respirato un clima veramente democratico, che ha reso questo incontro particolarmente importante e ricco.

Ho conosciuto la rete grazie ad un’amica, che fa della solidarietà il suo stile di vita.

Condivido con onore le parole di Alex Zanotelli per cui essere solidale è un cammino fatto di ascolto, pazienza e amicizia. E questo mi è parso il motore delle reti.

L’approccio del gruppo eterogeneo delle donne di Quiliano, di cui faccio parte, è stato quanto mai semplice, nello spirito di condivisione, grazie ad una precisa e puntuale informazione di Caterina abbiamo deciso di sostenere e far nascere un allevamento in Centrafrica, il cammino è costante, nonostante le alterne fortune data la situazione.

A questo punto mi pare necessario focalizzare l’attenzione su alcuni punti che ritengo importanti.

Penso sia necessario portare all’esterno le esperienze, gli obiettivi i successi e le proposte della rete, per dare una più ampia conoscenza e coscienza di cosa è e che cosa si propone perché possano nascere nuovi nuclei operativi.

Un’altra riflessione che vorrei porvi, è questa: oggi tutto ruota attorno al denaro, ma la mano solidale non è solo quella che elargisce denaro, sicuramente più che necessario per rendere fattibili i progetti di cui ci si fa carico, la mano solidale è anche quella tesa ad accogliere fratelli e sorelle in difficoltà, non importa quanto sia grande la casa che li accoglie, quanto sia abbondante il cibo che prepariamo, è forse più importante la fiducia che si ripone nell’altro, il tempo che gli si dedica, l’ascolto delle sue esigenze. E qui penso a quanti emigrano nel nostro paese privi di tutto, ma anche privati dei loro diritti fondamentali: clandestini, profughi imprigionati e intrappolati in pastoie burocratiche e legali che non conoscono, praticamente insormontabili.

Le categorie in cui spesso ci inglobiamo non ci permettono di vedere che siamo TUTTI ESSERI UMANI, le differenze culturali, umane possono essere una vera ricchezza.

Propongo quindi un grido, se è possibile: TUTTI GLI ESSERI UMANI SIANO UGUALI! E NON PUO’ ESSERE UN’ UTOPIA

Con affetto

Graziella  Merlino

Circolare Nazionale Rete Radiè Resch

Giugno 2014

A cura della segreteria nazionale

Care amiche, cari amici, abbiamo chiesto che la circolare di giugno venisse assegnata, cosa inconsueta, alla Segreteria Nazionale, perché, dopo il Convegno dei 50 anni della Rete ed al termine del nostro mandato, il momento è opportuno per tracciare un bilancio. Questi due anni di lavoro, infatti, ci hanno lasciato un’immagine in chiaroscuro della nostra associazione. Ci è parso bello e giusto trasmetterla a tutti voi. Da un lato, il Convegno Nazionale ci ha regalato sensazioni fortemente positive. La partecipazione è stata buona, con un leggero aumento rispetto a quelli del recente passato (390 presenze, rispetto alle circa 350 del 2012 ed alle circa 300 del 2010 e del 2008). Siamo riusciti a non indulgere nell’autocelebrazione. I contenuti sono stati validi ed i testimoni, ciascuno con le proprie peculiarità, sono riusciti a trasmetterci immagine vivide del loro mondo. La domanda di fondo sul senso del nostro modo di fare solidarietà ha avuto risposte chiare. Dopo 50 anni, ci siamo e siamo vitali. Per un’associazione che si basa solo sulle energie dei propri membri, è tutt’altro che scontato. L’intuizione fondante della Rete, la necessità di operare contemporaneamente nel sud del mondo e nella nostra realtà quotidiana, resta perfettamente valida. Mai come ora ci è chiaro che lo sfruttamento e la sofferenza di molti popoli hanno profonde radici nel nostro modo di vivere. La novità è che, oggi, il nostro mondo sta collassando dal suo interno e ciò ci chiama ad uno sforzo supplementare. E’ perfettamente inutile aspettarci che il cambiamento arrivi dall’alto, dalla politica classica, dalle classi dirigenti. L’esperienza dell’Ecuador e della Bolivia, come quella, in Italia, del GAPA di Catania, ci mostra che esso arriva sempre dal basso; dai normali cittadini che trovano la forza per unirsi, sporcarsi le mani, e rivendicare i propri (e altrui) diritti. Anche per questa ragione, solidarietà vuol dire relazione, in posizione di parità, con tutti, passione per il diritto dell’altro, come ci ha ricordato Waldemar Boff. “Non chiamateci poveri!”, ha gridato Darìa Tacachiri. I nostri amici rivendicano la loro dignità. Quindi, il nostro modo di fare solidarietà è ancora attuale. Anzi, lo è ancora di più oggi, che la crisi erode le nostre disponibilità economiche e pone in dubbio la possibilità di continuare a raccogliere denaro. Ciò metterà sempre più in difficoltà la realtà basate solo sulla raccolta di fondi, mentre valorizzerà quelle basate, in primo luogo, sulla relazione. “Scambiamoci lo spirito”, diceva Antonietta Potente. Il rapporto con i nostri amici in Palestina, in Sud America, in Africa non può e non deve essere solo economico. Ma un primo quesito: siamo maturi e pronti per uno scambio paritario e profondo con i nostri amici dell’altro mondo? Siamo veramente preparati a camminare insieme? Nelle difficoltà dovute a mancanza di tempo, di denaro, a spazi da percorrere, abbiamo la determinazione necessaria, siamo veramente convinti che nulla può essere più prezioso ed anche più costruttivo che confrontarci, capire, accogliere, vedere per comprendere? Due anni di Segreteria ci hanno anche costretti a confrontarci con i nostri limiti. La Rete, purtroppo, è invecchiata, non solo anagraficamente. Molti gruppi locali sembrano segnare il passo. Lo stesso fatto che la partecipazione ai coordinamenti sia sempre molto numerosa, se a prima vista può apparire un segnale positivo, sembra far trasparire la debolezza dell’attività sul territorio. Questa non è naturalmente una regola valida per tutti ma il dato, che chi frequenta stabilmente, è abbastanza chiaro. A volte, si percepisce un legame eccessivo delle Reti locali con le operazioni direttamente sostenute o proposte, che, accompagnato dall’incapacità di una critica oggettiva, si manifesta in una velata intolleranza verso gli altri progetti o proposte. Purtroppo abbiamo vissuto con amarezza lo sfociare nel disappunto, quando la decisione collegiale è stata contraria a quella del proponente. D’altro canto, alcuni progetti si basano su un forte legame e su rapporti continuativi con le persone del posto ed hanno dovuto superare talvolta problemi logistici notevoli e difficoltà di varia natura, che hanno rafforzato quello scambio di esperienze e di relazione fondamentali. Si tratta, pertanto, di trovare il giusto equilibrio, tra la determinazione, l’impegno e la passione necessari a sostenere i progetti e la necessaria e giusta visione critica dell’insieme. La Rete dovrà sempre e comunque mantenere l’obiettivo primario della condivisione tra di noi e con gli ultimi al di là di ogni tentazione di piccola ambizione. Negli ultimi coordinamenti, abbiamo molto dibattuto sul come distribuire le risorse ricevute da due cospicui lasciti; è una fase del tutto imprevista nella Rete, che ci obbliga ad allargare le nostre responsabilità. Il concetto di “restituzione”, ieri a noi tanto affascinante teoricamente, oggi ci chiama concretamente ad impegnarci in progetti di sviluppo con un coinvolgimento sempre maggiore di sorelle e fratelli altrimenti abbandonati. Anche per questo aspetto, in questo ultimo periodo è diminuito il tempo dedicato alla “politica” e alle riflessioni sulle mutate con-dizioni causate dalla globalizzazione nei suoi multiformi aspetti. I tempi cambiano in fretta e diverso è il modo di affrontarli. Manca però, a volte, la spinta ideale che ha animato la Rete per 50 anni. Fatichiamo a mobilitarci, i gruppi locali sono sempre meno attivi. Certo, nella realtà confusa dell’oggi, è difficile trovare nuove battaglie per cui valga la pena di spendersi. Sei mesi per (non ancora) decidere se sostenere la sessione sulla finanza del Tribunale per i Diritti dei Popoli paiono, però, francamente troppi. E, poi, palpabile la difficoltà di fare presa sulla realtà e, soprattutto, di coinvolgere persone nuove. Da un lato, ogni nuovo gruppo a cui ci avviciniamo sembra visto con sospetto, quasi possa inquinare la nostra presunta “purezza” ideale. Dall’altro, è manifesta l’incapacità di coinvolgere chi si affaccia oggi, per la prima volta, all’idea di solidarietà. Forse la distanza tra le generazioni è troppa. Forse non abbiamo gli strumenti di linguaggio per farci capire. Ci manca, però, anche il coraggio di metterci in discussione e, forse, di confrontarci veramente con le altre realtà presenti nel territorio, cercando di entrare in dinamiche che a noi possono essere, a prima vista, estranee, ma che ci possono servire per capire e farci capire, anche a costo di sporcarci le mani. La vicenda dei fondi destinati a finanziare i viaggi dei giovani alla scoperta dei nostri progetti è emblematica. Il coordinamento ha stanziato una somma abbastanza importante per un’iniziativa che a detta di tutti risulta valida. La discussione si è, però, irrimediabilmente arenata sulle diverse modalità di coinvolgimento dei giovani e quindi su come i fondi devono essere distribuiti. Il denaro, ancora una volta, è indispensabile per poter concretizzare qualcosa, anche i viaggi, il problema è che noi non siamo maturi per gestirlo! Il risultato è che nessun giovane parteciperà al viaggio in Argentina e Cile che è in preparazione per il prossimo inverno. Qui si apre un tema che, a nostro parere, richiederà un’attenta analisi nei prossimi anni. L’autotassazione periodica, su cui si basa la Rete, è certamente uno dei punti di forza da cui essa trae la propria longevità: garantisce la serietà dell’impegno di chi aderisce e, contemporaneamente, l’autonomia da ogni potere politico ed economico. I tempi sono, però, cambiati. Le persone che godono di un reddito fisso e sicuro nel tempo diminuiscono sempre più, sostituite da precari, da giovani in perenne ricerca di un lavoro, da lavoratori interinali, sfruttati a vario titolo. Come si può pretendere da loro un versamento mensile? La richiesta di un impegno di autotassazione periodica finisce per allontanarli, escluderli dalla nostra associazione. Anche per questo, forse, la Rete dovrebbe curare di più l’aspetto politico, permettere ai giovani di avvicinarsi comunque alla solidarietà, per conoscere e far conoscere l’ingiustizia di cui siamo complici ed ormai anche vittime: solo la conoscenza può far scaturire in noi l’amore per il rispetto della dignità di tutti e la rivendicazione dei diritti umani, oggi sempre più necessaria, come ci diceva Moni Ovadia nel messaggio inviato alla scorsa marcia della Giustizia Agliana-Quarrata. Antonietta Potente ci esortava anche a continuare a rimanere nascosti lì, ma ad essere sempre più visibili politicamente qui, forse sarebbe importante riflettere sul come esserlo. Che fare di tutto ciò? Non sta solo a noi dirlo. In fondo siamo responsabili, come e più di altri, di questo stato di cose. Crediamo, però, che il futuro della Rete si deciderà anche su questi temi.