Rete Radié Resch

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Nel pieno della nuova corsa europea al riarmo, anche la Sardegna entra nella mappa industriale della difesa: il governo italiano ha dato il via libera alla piena operatività del nuovo stabilimento sardo di Rwm Italia, controllata di Rheinmetall, autorizzando l’avvio della produzione di bombe, missili guidati e droni destinati ai Paesi Ue e Nato.

La società tedesca, già presente in Italia e partner di Leonardo nello sviluppo di carri armati e sistemi d’arma, ha confermato che l’impianto di Domusnovas, frutto di un investimento di circa 50 milioni di euro, è conforme alle linee guida ambientali fissate da Roma: l’ok arrivato nelle ultime ore, anticipato dal Financial Time, si inserisce così in un quadro di spesa militare in crescita e di crescente integrazione industriale tra Italia e Germania nel settore della difesa.

Ora la Rwm di Domusnovas è pienamente operativa

Il via libera alla piena operatività dello stabilimento di Domusnovas arriva attraverso l’approvazione, da parte del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, della valutazione di impatto ambientale (Via) relativa ai lavori di ampliamento dell’impianto già realizzati. Il provvedimento dà attuazione alla sentenza del Tar del 17 ottobre 2025, che aveva accolto il ricorso di Rwm rilevando la mancata conclusione, da parte della Regione Sardegna, dell’iter di regolarizzazione degli impianti. La Via è stata concessa a posteriori per l’allargamento dello stabilimento, sbloccando definitivamente la piena operatività del sito e consentendo un incremento della produzione di bombe e droni.

In una nota, il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha definito il via libera del Mase “un passaggio decisivo per il rilancio dell’area del Sulcis”, sottolineando che, a regime, la piena operatività dello stabilimento potrà garantire la continuità produttiva e la stabilizzazione di centinaia di lavoratori, oltre alla creazione di nuovi posti di lavoro. Sul fronte occupazionale, il ministro Adolfo Urso ha inoltre ricordato l’avvio del confronto tra azienda e parti sociali sulla stabilizzazione dei posti di lavoro, con un primo incontro già tenutosi il 20 gennaio, e ha definito l’approvazione della Via un segnale di attenzione verso il rilancio economico di un’area considerata strategica.

Leonardo–Rheinmetall, il nuovo baricentro corazzato italiano

Rwm Italia, controllata di Rheinmetall, gestisce l’impianto sardo che viene inquadrato dal gruppo come tassello fondamentale della propria catena produttiva, in particolare nel segmento dei sistemi senza pilota. L’azienda dichiara di disporre di droni e munizioni per la sorveglianza itinerante (loitering munitions), tra cui il drone da ricognizione LUNA NG, e indica in circa 120 milioni di euro il fatturato generato nel 2024 dai sistemi aerei senza equipaggio prodotti, tra l’altro, a Penzberg. In questo comparto Rheinmetall collabora anche con altri player internazionali, tra cui Lockheed Martin e Anduril.

Parallelamente, prosegue il percorso di integrazione industriale con Leonardo. Nel 2024 è stata avviata la joint venture Leonardo Rheinmetall Military Vehicles (LRMV), partecipata al 50% dalle due società, con sede legale a Roma e sede operativa a La Spezia. In questo quadro, a febbraio 2025 Leonardo e Rheinmetall hanno formalizzato un accordo per la produzione di carri armati e mezzi corazzati destinati alla Difesa italiana, che punta a dotarsi di 1.500 nuovi carri in dieci anni. Il contratto assegnato alle due aziende prevede lo sviluppo del nuovo Main Battle Tank italiano e della piattaforma Lynx per il programma Armored Infantry Combat System, oltre a veicoli correlati come mezzi da recupero, da ingegneria e posaponti. Secondo quanto spiegato dall’amministratore delegato di Rheinmetall Italia, Alessandro Ercolani, il progetto risponde a due requisiti: una collaborazione europea con una chiara dimensione nazionale e uno sviluppo tecnologico il cui contenuto rimanga in Italia. La ripartizione industriale del programma assegna a Rheinmetall AG in Germania la realizzazione della struttura di base mobile (40% del progetto), a Leonardo la torretta e i sistemi elettronici (50%) e a Rheinmetall Italia la componente di difesa aerea (10%), configurando un progetto europeo sviluppato per il 60% in Italia e per il 40% in Germania, con prospettive di commercializzazione anche sui mercati internazionali.

La nuova corsa alla spesa militare in Europa e in Italia

In un’Europa segnata da guerre ai confini e da una nuova corsa globale agli armamenti, l’orizzonte di spesa per la difesa si consolida su livelli sempre più alti, con proiezioni che indicano stanziamenti per 420 miliardi entro il 2028 rispetto ai 350 miliardi previsti per il 2025, mentre anche l’eventuale decisione di Donald Trump di portare il budget militare Usa a 1.500 miliardi nel 2027 potrebbe tradursi in ulteriori opportunità per l’industria bellica del Vecchio continente.

Sul fronte italiano, il bilancio del ministero della Difesa per il 2026 ammonta a circa 32,3 miliardi di euro, in aumento di 1,1 miliardi (+3,5%) rispetto al 2025, con un maggior onere triennale per lo Stato superiore ai 3,5 miliardi. Se si depurano le voci non strettamente militari, come l’attività dei Carabinieri sul territorio, e si considerano invece gli interventi del ministero delle Imprese e del Made in Italy – che per la difesa nazionale valgono poco meno di 9,2 miliardi, un impegno paragonabile a quello per l’intera industria “civile” – la spesa militare diretta per il 2026 sale, secondo le elaborazioni di Milex, a 34 miliardi di euro, nuovo massimo storico. Un livello destinato a crescere ancora, alla luce dell’impegno assunto nel Documento programmatico di finanza pubblica ad aumentare tra il 2026 e il 2028 il peso della Difesa dal 2% al 2,5% del Pil, lungo il percorso che dovrebbe portare l’Italia, entro il 2035, verso il 3,5% del Pil per le spese militari più un ulteriore 1,5% per la sicurezza.

Da borsaefinanza.it ,18 febbraio 2026

Di Hillary Di Lernia